Era il 28 maggio 1896: la statua della Libertà che illumina il mondo lo accoglieva. Venti giorni di traversata oceanica, il rischio del tifo, della difterite, del morbillo, tanta tanta fame, nonostante gli agguati maligni del cibo avariato. Leggi il resto dell’articolo »
Archivi per la categoria ‘Arretu Arretu’
Maschere
Nella rubrica che mi è stata assegnata ho cercato di indicare il senso ed il valore delle vicende storiche sotto l’aspetto linguistico, paesaggistico, archeologico, umano. Rispetto alla “storia ufficiale” ho proposto, per così dire, “un’altra storia”, insomma una “controstoria”, fondata sull’oggettività dei documenti ed sul corretto metodo della ricerca. Alle volte avrò annoiato i benevoli lettori, rari, credo, ma preziosi; altre volte spero di aver introdotto elementi di riflessione. Leggi il resto dell’articolo »
Ritorno
Il cerchio si è chiuso. Sono tornato alla partenza. Ma si può veramente tornare? Sono straniero agli altri e gli altri a me. Le persone più care sono solo ectoplasmi della memoria. Con loro posso parlare solo muti soliloqui davanti a struggenti fotografie ingiallite dal tempo. Porto con me, come in uno specchio frantumato, schegge di identità, di linguaggi. Nessuno in realtà torna mai. Neanche io lo posso: troppo insopportabile il carico dei ricordi, dei rimpianti. La grande casa resterà chiusa per sempre.
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I’ certe bbote
Un uccello che ha perduto la direzione del suo volo: di quello già fatto, di quello che resta. Questo lo smarrimento che a volte mi pervade. Dove l’approdo per ritrovare la pace interiore? Respinte le sirene del potere, in crisi le antiche certezze, smarrita la fede, basterà recuperare il respiro profondo della natura per ritrovare me stesso?
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Santu Catauru e Santu Vitu
La “tappa” era uno dei giochi della nostra infanzia. Ne disegnavamo il percorso, con gessetti probabilmente trafugati a scuola, tra la fontana della piazza e l’ufficio del mitico Collocatore, che, bonario, assisteva alle nostre gare. Una vera e propria competizione di Formula 1. I “mezzi” erano rappresentati dai coperchietti di latta stampata, di bachelite o di albanite di varie marche di confezioni di cromatina (Marga, Ebano, Lodis,Guttalin…) riempiti per lo più di terra generica impastata o della più nobile creta o di cera. I “veicoli” più veloci erano quelli di cera, ma tenevano male le curve; quelli di terra erano lenti nei rettilinei. Leggi il resto dell’articolo »
La pigna
Il vecchio imponente pino mediterraneo dall’ampia chioma è lì, sulla strada del cimitero, da centinaia di anni. Uomini e donne sono nati, vissuti e morti, generazione dopo generazione, sfilando, nel loro estremo viaggio, sotto questo muto testimone del tempo. Leggi il resto dell’articolo »
U vuzzacchio
… Chillo pare no voje, e chisto ciuccio,
chiullu vuzzacchio, e chiustu mastro Muccio…
Così uno dei commediografi più famosi del ‘600 napoletano. Mastro Muccio lo conosciamo bene: un maestro di bagatelle e d’imbrogli nella Roma cinquecentesca, che si abbandonava senza misura alla crapula con chiunque fosse disponibile. Ma vuzzacchio? Chi è il vuzzacchio? Leggi il resto dell’articolo »
Proverbi Laurinesi: Gli animali
Ho selezionato alcuni ritti, alcuni pruverbii, alcune saggizze del tempo che fu. Sono tratti dalla scafareia di famiglia, custodia sacra della pasta fermentata e conservata sotto il tovagliuolo di lino tessuto al telaio antico. Anch’io, di seconda mano, ne ho staccato pezzetto per pezzetto per riproporveli sotto forma di cirinculi, cavati, fusiddi, stesi sopra lu scannaturu della memoria antica. Tanti cicciulieddi restano, ordinatamente e umilmente, in attesa. Leggi il resto dell’articolo »
Buchenwald
Nel Lager verde di faggi, uomini timorati di Dio conobbero l’abiezione dell’animo umano svegliando il mostro che era dentro di loro. La notte della ragione riempì le fosse di milioni di morti innocenti. La calce dell’oblio coprì poi i sepolcri senza poter cancellare la memoria, l’angoscia, la vergogna.
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Tenia le gamme storte …
Tenia le gamme storte fatte a grennule,
e se’ ‘ngè strascinava muoddo muoddo,
muvia le ciambe prognulose e scauze come purtasse na muntagna ‘nguoddo,
se quartiava ca paria na papara,
le brazze appese pe inda le presotta,
pecciò ca tutti quanti lu chiamavano nu gia pe nome ma paparacotta …
Paparacotta nu puverieddo ‘ngatafurchiato cu la mujere,
cu tre gaddine nu ciucciarieddo inda nu vascio era n’ustier,
Paparacotta senza iurizio lu chiù gnurante re li gnuranti,
pe fa ‘mmasciate o nu servizio stia a patrone cu tutti quanti … Leggi il resto dell’articolo »

