Era il 28 maggio 1896: la statua della Libertà che illumina il mondo lo accoglieva. Venti giorni di traversata oceanica, il rischio del tifo, della difterite, del morbillo, tanta tanta fame, nonostante gli agguati maligni del cibo avariato.
Francesco Roberto, di Laurino, rigirò orgoglioso tra le mani il biglietto di terza classe, il numero 0001. Fu lui il primo passeggero! I più finivano nella stiva, nelle navi di Lazzaro, ammassati, alle volte più di 2.000 rispetto ad una capacità media di 600/1000 Biglietto di terza classe, tra le 150 e le 190 lire. Più di 100 giornate lavorative di un bracciante agricolo. A Laurino il misero salario giornaliero era di 1 lira, quando veniva corrisposto in moneta. Lui ne pagò 165, su quella carretta…terza classe …bastimenti e maiali sono la stessa cosa – aveva scritto in una lettera Emilio Durante, Arioppa, il mitico fotografo laurinese, che sbarcò ad Ellis Island quattro o cinque volte.
Tanti dollari, ma tanti, per pagare il viaggio di Elena, Angela, Francesco, Emilio, Giuseppe, e della sua Maria Grazia, l’amata moglie. Sarebbero approdati il 26 ottobre 1903, da quello stesso piroscafo, il California, demolito di lì a poco, a Genova, nel dicembre del 1904, dopo che un Decreto Ministeriale del 7 aprile 1904 aveva decretato che si era dimostrato per le sue qualità intrinseche non idoneo al trasporto degli emigranti.
Era pulito e rasato, come prescriveva il regolamento, per poter accedere alla Registry Room. Ricordò una ad una tutte le prescrizioni imposte dal regolarmento del libretto rosso, che li bollava come analfabeti; quasi certamente rise ricordando la più sciocca tra le tante domande che gli avrebbero poste: Siete sovversivo o anarchico? Poi, la lunga snervante attesa: la quarantena!
Ma, eccola lì! Una Regina, Maria Grazia Palladino, sulla tolda del piroscafo, fiera e altera, nel fulgore della sua piena femminilità: 40 anni di sofferenze e di gioie materne. Una condottiera orgogliosa di quelle due giovanette, Elena ed Angela (14 anni), angeli protettori al fianco dei più piccoli Emilio e Francesco (8 e 5 anni). Non avrebbe potuto farcela senza di loro.
Ma i pensieri continuavano a tormentare quella grande donna, in una sensazione oscura, ancestrale, che pervade solo le madri. Lei in una fabbrica, se tutto andava per il meglio; Emilio e Francesco forse in strada? Venditori di giornali, lustrascarpe, rospi di strada, a raccattare stracci, bottiglie, legna, o anche a rubare? O, un po’ più grandi, ma di poco, in una fonderia, in una miniera, in uno stabilimento tessile, o come cani dei soffiatori, patetica figura di giovanissimi ragazzi, fissi ed assenti gli sguardi nei ripetitivi gesti vicino ai soffiatori di vetro? O nei cantieri edili? Emilio già lo avrebbero preso, 10 ore al giorno per 7 lire e mezzo, cioè uno scudo e un quarto.
Ma no, ma no! Sarebbero andati a scuola. A scuola? Non sapeva come sarebbero stati trattati quegli italian made clothers, “gli straccioni italiani”, soprattutto in quanto meridionali, ritenuti alla stregua di bestioline.
Elena, Angela? A casa a confezionare abiti, fiori artificiali, ombrelli…o nelle fabbriche tessili, dell’abbigliamento, alimentari, del tabacco. Le ragazze con meno di 18 anni erano, in media, il 29,7%; le italiane il 41,9%. Nel 1907 ( il 30 maggio) venne anche lo zio Giovanni (45 anni) e Carmine, Gennaro, e poi Emilio, Pasquale, Angelo Maria…. tra i Roberto e….i Di Motta, i Gregorio, i Durante, gli Schiavo, …i…i…i…
Dal 1861 al 1985 29.036.000 (ventinovemilionitrentaseimila) emigranti italiani: un popolo.
Ricordiamolo sempre, soprattutto a chi non sa o non vuole.
Parole chiave: emigrazione


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