La “tappa” era uno dei giochi della nostra infanzia. Ne disegnavamo il percorso, con gessetti probabilmente trafugati a scuola, tra la fontana della piazza e l’ufficio del mitico Collocatore, che, bonario, assisteva alle nostre gare. Una vera e propria competizione di Formula 1. I “mezzi” erano rappresentati dai coperchietti di latta stampata, di bachelite o di albanite di varie marche di confezioni di cromatina (Marga, Ebano, Lodis,Guttalin…) riempiti per lo più di terra generica impastata o della più nobile creta o di cera. I “veicoli” più veloci erano quelli di cera, ma tenevano male le curve; quelli di terra erano lenti nei rettilinei.

Gli amici più esperti possedevano prototipi imbattibili, potenza della creta santificata di Santu Catauru. Il “Guttalin” in albanite era imbattibile. Un “mezzo” compatto e leggero allo stesso tempo (scopro ora che l’albanite, estratta dall’argilla, è un prodotto bituminoso naturale composto da varie resine vegetali. Come dire: chassis perfetto, forse, per affinità di parentela).
Rubammo, per così dire, il brevetto. Così seppi che su quella collinetta vi era la cappella di Santu Catauru. Poi venni a conoscenza che ve ne era un’altra, alla distanza di una ventina di metri, dedicata a San Vito. Che strano: due cappelle una vicina all’altra. Chissà perché.
Santu Catauru (da noi e in Sicilia, Catavuru in Calabria) è il patrono di Taranto. Si narra che fosse un santo monaco irlandese, vissuto tra il V e il VII secolo, naufragato da quelle parti dopo una visita al Santo Sepolcro di Gerusalemme, messo del Signore per rivangelizzare la città.
Il culto nasce nella Taranto prenormanna sotto il dominio bizantino, ma non sembra che fossero le stesse persone. Le sue reliquie furono rinvenute nel 1071 da un arcivescovo normanno, Drogone. Il racconto non ha alcun fondamento storico. Gli irlandesi non hanno alcuna memoria del sant’uomo, che si vuole avesse retto un importante arcidiocesi nella sua terra natia, Rachau. Tra le reliquie, rinvenute nella cattedrale (costruita dai bizantini nella seconda metà del X secolo e dedicata originariamente a Santa Maria Maddalena, poi riedificata dai Normanni), era anche una croce aurea sulla quale, successivamente, fu scritto “Cataldus Episcopus Rachau”.
Insomma, per farla breve, gli studi più accreditati sostengono che sia “un santo che non è mai esistito”. Si propende per un vescovo locale vissuto tra i secoli IX e XI. Invocato contro le guerre, le epidemie, la morte improvvisa, tra i mali le ernie soprattutto, legato alle opere di assistenza sanitaria, si presenta, verosimilmente, come culto rurale, forse di natura orale, di età longobardo/bizantina contro le calamità naturali: bufere, venti, tempeste. Subisce, poi, come dire, un riutilizzo in età normanna.
I tempi storici ci offrono punti di riferimento certi: nel 927 la cattedrale tarantina è distrutta dai Saraceni; nel IX secolo la chiesa greco/ortodossa tenta di insediare un arcivescovo greco. Niente da fare. Nel 1054 si consuma lo scisma della chiesa ortodossa da quella latina, preparato, per la verità, dagli stessi Latini che non potevano consentire le “eresie” dell’Italia meridionale; nel 1063 Taranto è occupata dai Normanni; nel 1071 sono rinvenute le reliquie del presunto San Cataldo. Insomma, aria nuova per la collettività, cancellazione dei debiti, vendette interrotte, a patto che resti fedele al suo patrono e, ovviamente, a chi ne ha trovato le reliquie.
Il rinvenimento, nello stesso anno, 1071, delle reliquie di un presunto San Cataldo a Taranto e l’inaugurazione dell’Abbazia di Montecassino, faro del rinnovamento della Chiesa in Italia, sul modello dell’Abbazia francese di Cluny, inducono a fare riferimento alla precisa complessiva strategia politica, storicamente accertata, dettata dalla Chiesa romana di concerto con i fieri conquistatori transalpini.
Meno lunga proprio non potevo farla, e me ne scuso, ma non è poi tanto male ripassare un po’ di storia nostra.
Anche San Vito martire giovane è un santo nostro, delle nostre parti (nacque in Sicilia, morì in Lucania, veneratissimo nei paesi che insistono nella valle del Sele). Altro santo “ausiliatore”, invocato, fin dal V secolo, soprattutto contro la corea, una grave forma di encefalite che provoca tic, tremori etc. (il “ballo di San Vito”) e contro il morso dei cani, venerato anche dalla chiesa ortodossa serba e bulgara.
Due santi “meridionali”, dunque, in prevalenza tra Lucania, Puglia, Calabria, Sicilia, Campania, poi anche Lazio.
Rimane il problema delle due cappelle laurinesi: perché? Abbandono per un attimo la stretta correttezza della metodologia storica.
Mi piace supporre che potrebbe essersi verificata, nel nostro piccolo, un’operazione analoga, intellettualmente, a quella tarantina: un piccolo sigillo normanno. Come a dire: qui, ora, ci siamo noi, disposti ad aiutarvi con le nostre armi, con la nostra presenza, anche in opere di assistenza sanitaria (probabilmente i monaci ospedalieri dell’Ordine antoniano di Vienne abitarono per qualche tempo l’antico nosocomio di Sant’Antonio Abate (poi Sant’Antonio da Padova). Rispettiamo i vostri culti, anzi li rafforziamo: siamo proprio noi che abbiamo trovato le reliquie di San Cataldo.
Nella basilica della Natività a Betlemme vi è un affresco della fine del XII secolo che raffigura San Cataldo in visita alla grotta. Su una delle otto colonne in fondo alla navata sinistra è inciso il suo nome in greco e in latino.
Ah, questi Normanni! Perdonali buon Santu Catauru meridional/bizantino , insieme a Santu Vitu latino, santi nostri, taumaturghi, concretamente, nelle menti e nel cuore, vicini alla povera gente, amati umilmente, invocati nelle paure e nelle angosce, onorati in virtù di una presenza quotidiana paterna e silenziosa, senza chiedersi tanti perché.
Compito nostro, invece, è quello d’interrogare la storia, non sempre maestra di vita, per trarre dalla sua ambiguità tutti gli elementi possibili per comprendere meglio il senso della presenza dell’uomo nelle sue vorticose e spesso oscure manifestazioni, offrendolo, pensosi, alla riflessione delle generazioni future.
Parole chiave: santu catauru, santu vitu


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