Santa Maria Maggiore

Il culto (uno e molteplice) della Vergine Madre e la presenza del Monachesimo italo-greco nel Cilento tra l’VIII e l’XI secolo.

È forse luogo comune ricordare che una certa storiografia del passato presentava il Cilento come la terra dei tristi, popolata da briganti, da popolazioni rozze, chiuse in una forma quasi primordiale di vita, escluse dalle correnti culturali più vaste che percorrevano alcune zone litoranee privilegiate.

A tale visione si sovrappose l’altra, non meno angusta, di terra di martiri e di eroi, in forma agiografica e deviante.

Da qualche tempo una più corretta lettura delle fonti archivistiche e documentarie ci presenta una regione quanto mai ricca di fenomeni culturali e di spiritualità intensa, consapevolmente vissuta.

Il culto della Madonna, Vergine Madre, la più grande di tutti i Santi, sovrasta e tutela dall’alto le forme di una conoscenza divina, che pervadeva l’essere in tutte le sue manifestazioni. È presente in maniera circolare e concentrica in tutta la regione, anche nelle zone alte della Valcalore, che alcuni includono erroneamente nel Cilento e delle quali, prevalentemente, qui ci occuperemo.

Lo troviamo intensissimo a Roccadaspide, a Castel S.Lorenzo, a Felitto, a Laurino, a Villa Littorio, a Valle dell’Angelo, a Sacco, a Roscigno, ad Aquara, a Castelcivita, a Corleto, in genere accoppiato al culto di S.Nicola, il santo vescovo di Mira.

La Vergine si presenta come Madonna di Costantinopoli, come Madonna che viene dall’Oriente al seguito di monaci greci, siriani, bulgari, russi, ciprioti, epiroti etc., oppure di monaci italo-greci, influenzati dall’alta spiritualità di quelle genti, che si videro costrette, a causa delle incursioni saracene, ad abbandonare i propri insediamenti siciliani o calabresi soprattutto. La condizione di erranti caratterizza, comunque, tutti, sia i primi, investiti dalla persecuzione iconoclastica ( contro il culto delle immagini), sia gli altri.

La condizione di errante, proprio perché priva di riferimenti spaziali e temporali certi, si lega sempre ad un simbolo spirituale, nel nostro caso alla Vergine hodighitria, cioè alla Vergine che guida il cammino degli esuli, che li protegge, li soccorre, rende grazie, illumina il viaggio, che non ha nulla di materiale, in quanto puro percorso dello spirito.

L’ hodighitria, dunque, si trasforma, di volta in volta, in Vergine delle grazie, del soccorso, della strada, della pietà, dell’arco, de Castro, del Monte, del Mondo, dei sette dolori, dei Martiri (con riferimento ai quaranta martiri di Sebaste, ma, poi, a tutti i martiri della Chiesa), del Sacro Monte (con evidente riferimento al monte Athos e, per traslazione, alle vette più alte delle zone d’insediamento – nel Cilento innanzi tutto al Gelbison, al Cervati, al monte Stella -, degli angeli, del piano, del pesco, della palomba (ossia della Visitazione), della Libera, del Pago, del popolo, Stella Maris, della sanità, del salice….si potrebbe continuare.

Il riferimento concettuale, non tanto onomastico, va alle Eleousa (Misericordiosa), Theotokos (Madre di Dio), Glikofilousa (dal dolce bacio), Everghetissa (Benefattrice), Parigoritissa ( Consolatrice), Omilousa ( che ha compassione del popolo), Platytera (più ampia dei cieli), Pantanassa (Regina del Mondo), Galachtotrefousa (Allattante) – sulla quale, per esempio, è modellata la magnifica Madonna allattante della chiesa madre di S.Nicola a Roscigno, che, tuttavia, è di concezione artistica rinascimentale- etc. etc.

Quindi una sola Madonna per tante Madonne e, viceversa, tante per una sola, in una forma circolare di venerazione che corrisponde perfettamente alla concezione cosmica dell’universo, nel quale l’uomo s’inserisce come nessuno, ma aspira a diventare parte del tutto e, quindi, tutto in virtù di fede mistica.

È la medesima concezione insita nel Cristo Pantokrator, il Dio dai molti nomi, perché è l’onnipotente fondamento di tutte le cose, che congiunte tiene insieme ed abbraccia la totalità, stabilendola, fondandola in sé e cingendola con legami, a dirla con Dionigi l’Areopagita, per ritornare al kosmos originario, che è ordine, pace, armonia.

Questo è il senso del Pantokrator di S.Maria della porta a Gioi, stemperato lo sguardo severo in un dolce e sereno sorriso, punto d’incontro e di fusione di due concezioni religiose, la greca e la latina, che si armonizzano nella sensibilità popolare, ascetica, mistica.

Sia il Pantokrator, sia la Vergine sono immersi nella luce, l’uno nelle cone delle absidi, l’altra sulle vette dei monti o, comunque, sui punti più alti delle zone di riferimento, guardando le altre Vergini disseminate a tutela di una concezione del mondo, del senso religioso e della vita materiale.

Dalla luce che emana dalla stelle, riflesso di Dio onnipotente e Signore, guardano al cielo ed alla terra le varie Madonne della Stella ( Capaccio vecchia, Castel S.Lorenzo, Mercato Cilento, Camerota, S.Mango Cilento etc.), esaltando il tema della luce nella liturgia, della luce di faro, dello splendore, del fulgore, legato metaforicamente, in maniera insistente, al concetto di gioia, di letizia, di felicità, di virtù, come nel bellissimo Inno acatisto alla Vergine (acatisto perché si canta stando il piedi), Stella che rende visibile il Sole.

Le ragioni ultime dell’essere non sono, quindi, frutto di amore intellettuale, bensì di amore mistico, visivo, percezione estatica della luce divina che ci cinge, proteggendoci ed indicandoci il cammino.

Questo l’insegnamento dei venerati monaci della laura di S. Maria della Strada di Castel S.Lorenzo, della Chiesa di S.Maria di Margheriti a Felitto, delle chiese di Santa Maria Maggiore, di S.Simeone e di S.Pietro a Laurino, della Badia di S.Maria di Vito a Villa Littorio, della Chiesa di S.Venera a Roscigno, della Chiesa di S.Nicola di Frasso a S.Angelo a Fasanella, del Convento di S.Maria del soccorso ad Aquara, della Badia di S.Nicola di Bosco a Bellosguardo, della Badia di S.Nicola a Controne, della Chiesa di S.Venera a Corleto etc.

Dietro di loro un seguito di popolo, nella preghiera e nel duro lavoro quotidiano, nella malattia – ricordo che S.Caterina alessandrina era la protettrice della Scuola medica salernitana e grande era il culto per S.Antonio abate, il monaco per eccellenza, protettore degli esperti di arti mediche e di pratiche chirurgiche -, quindi nel dolore e nella gioia, insieme, a fondare casali e casali, presupposto aggregante del sorgere di un vera e propria nobile civiltà.

La laura di S.Maria Maggiore a Laurino fu tra le prime a sorgere. I sentimenti descritti li ho rivissuti, il giorno di S.Elena, nella bellissima, commovente processione. A seguirla un popolo, un vero popolo, nobile nella sacralità del momento.

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Commenti

Ci sono 6 Commenti. Inserisci un nuovo commento

8 settembre 2010 11:01
da Format

Ciao Mino, questa volta mi hai fatto felice, come professore intendo. A scuola non avevo mai superato il 2/2+.
A questo punto, riflettendo, preferisco non insistere e, considerata la prospettiva di migliorarmi, studiare.
Comunque da qualche parte mi sembrava di aver letto che " il laicismo sostiene l'indipendenza del pensiero e delle azioni dell'uomo da qualsiasi chiesa o fede religiosa".
Siccome ho colto nel tuo bellissimo contributo un ispirato atto di fede….
Certo, non essendo tu un laico…
Debbo approfondire, anche se sono convinto che tu mi aiuterai a capire. Ne avrei veramente bisogno.
Sinceramente tuo

3 settembre 2010 12:54
da Mino Schiavo

Ciao Format!
Errare umanum est, perseverare est…ovest (una battuta, all'inglese, rubata ad un caro amico che me la propose).
Mi sembrano riduttivi i tuoi concetti di laicità e di cristianità. Fai tutt'uno del cristiano e del clericale!
Della mia formazione "politica" sicuramente sai poco. Informati meglio, possibilmente da persone che mi conoscono bene. Comunque…non fa niente. Confermo quanto detto sulle tue argomentazioni. Su quest'ultimo intervento permettimi di rispolverare le vesti del vecchio professore: ti assegno un bel 3–. Però hai notevoli margini di miglioramento. Insisti, riflettendo. Ciao, non volermene! Cerco di essere sempre sincero. Affettuosamente, Mino.

3 settembre 2010 09:48
da angelo avagliano

una fanoia per noi di pruno questi scritti sarebbe importante che continuassero ad essere veicolati,anche con questo strumento…..io non conosco bene i termini della questione ma posso dire che quando viene a mancare un momento di condivisione e comunicazione , a soffrirne sara' l'intera comunita' se posso fare qualcosa saro' ben lieto di partecipare ad iniziative che servano a mantenere aperto questo momento di confronto ed arricchimento grazie angelo avagliano ass. losap

2 settembre 2010 13:09
da Format

Leggo l'ultimo periodo e mi chiedo:come può un uomo colto di accertata laicità di pensiero esprimere, in modo così partecipativo, sentimenti che attengono al mondo cristiano/clericale ?
Se poi vi aggiungiamo anche la formazione politica…..
Ciao Mino.

2 settembre 2010 08:10
da Tonino Gregorio ù mulinaru

…e noi dovremmo perdere queste perle?
NON si può chiudere!
grazie Mino

30 agosto 2010 17:14
da Angelo M. Gregorio

GRAZIE MINO!

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